Un comune di coperture grandi
Castel Maggiore ha una densità produttiva alta rispetto alla sua dimensione, e questo determina il tipo di lavoro che ci si trova a fare. Le coperture non sono tetti di casa: sono superfici da centinaia o migliaia di metri quadri, su strutture leggere, spesso con manti in lamiera grecata o, sul costruito più vecchio, in cemento-amianto.
Cambiano di conseguenza tutte le variabili. La stagionalità conta, perché su queste superfici non si lavora con qualunque tempo. La continuità dell’attività conta, perché fermare un magazzino ha un costo che entra nella valutazione. E il calendario non lo decide l’impresa.
L’eternit, e i trenta giorni
Un capannone con copertura in eternit è la situazione più frequente su questo patrimonio, ed è quella su cui i proprietari si fanno più spesso un’idea sbagliata dei tempi.
Il piano di lavoro previsto dall’articolo 256 del D.Lgs 81/2008 va trasmesso all’AUSL almeno trenta giorni prima dell’inizio dei lavori. Non è un tempo di organizzazione dell’impresa: è un termine di legge. Chi promette di partire la settimana prossima su una copertura in amianto sta dicendo una cosa che non può fare.
Il modo corretto di usare quei trenta giorni è organizzare il resto: decidere e ordinare la copertura nuova, programmare l’eventuale fermo dell’attività, e definire come si accede. Su superfici ampie la sequenza è quello che determina per quanti giorni il fabbricato resta scoperto.
Va anche verificato chi esegue: la rimozione è riservata a imprese iscritte all’Albo Nazionale Gestori Ambientali nella categoria dedicata alle bonifiche di amianto, e la responsabilità di aver affidato il lavoro non scompare se l’impresa non era titolata.
Le coperture piane
Sui magazzini e sugli edifici a un piano le coperture piane industriali hanno una particolarità rispetto ai terrazzi residenziali: la superficie è enorme e gli scarichi sono pochi.
Ne consegue che il ristagno è la condizione normale e non l’eccezione, e che l’ostruzione di un solo bocchettone mette fuori uso una porzione di copertura molto ampia. Su queste superfici la manutenzione degli scarichi non è manutenzione ordinaria: è la cosa che tiene in piedi il sistema.
C’è anche un aspetto invernale. L’acqua ferma gela, e il ghiaccio lavora sulle fessure allargandole. Su una copertura piana di pianura, esposta e senza schermature, questo succede ogni anno.
La lattoneria di bordo, che qui è chilometrica
Su un capannone i metri lineari di scossalina, di coprimuro e di canale sono molti più di quelli di una casa a parità di importanza percepita. Sono anche i punti in cui una copertura industriale perde: quasi mai al centro della falda, quasi sempre al bordo, ai raccordi con i corpi accostati e attorno agli sfiati.
Come arriviamo
Castel Maggiore è servita nel capoluogo, a Trebbo di Reno, Bondanello e nelle zone produttive lungo la Galliera. Sui capannoni la prima verifica riguarda il materiale del manto e lo stato di conservazione, e va fatta prima di qualsiasi numero: senza sapere che cosa c’è sopra, ogni preventivo è provvisorio.
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