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Lattoneria BO — Bologna e provinciaSopralluogo
Operatore in tuta monouso e semimaschera che solleva intera una lastra ondulata in cemento-amianto stando su una passerella di ripartizione del carico.

Rimozione amianto ed eternit dal tetto a Bologna

Una rimozione di eternit non può iniziare prima di trenta giorni dalla presentazione del piano di lavoro all'AUSL: è un termine di legge, non un tempo di organizzazione, e va messo in calendario dal primo giorno.

  • Sopralluogo prima del preventivo
  • Preventivo scritto, a voci separate
  • Un solo interlocutore
  • Bologna e provincia

Il calendario, prima di ogni altra cosa

Chi chiede un preventivo per una copertura in eternit di solito ha in mente una data. La prima informazione utile è che quella data non dipende dalla disponibilità dell’impresa.

L’articolo 256 del D.Lgs 81/2008 prevede che il piano di lavoro sia trasmesso all’organo di vigilanza (l’AUSL territorialmente competente) almeno trenta giorni prima dell’inizio dei lavori. Se entro quel termine non arriva una motivata richiesta di integrazione o un provvedimento di divieto, i lavori possono iniziare.

Tradotto in calendario:

FaseQuando
Sopralluogo e verifica dello stato delle lastreGiorno 0
Redazione del piano di lavoroGiorni successivi al sopralluogo
Trasmissione del piano di lavoro all’AUSLGiorno X
Decorrenza del termine di legge30 giorni da X
Prima data utile di inizio lavoriGiorno X + 30
Rimozione, confezionamento, trasportoGiorni di cantiere
Documentazione di avvenuto smaltimentoA conferimento eseguito

Chi promette di partire la settimana prossima su una copertura in amianto sta dicendo una cosa che non può fare, oppure non ha ancora capito che cosa c’è sul tetto.

L’unica eccezione riguarda i casi di urgenza, per i quali la norma prevede una deroga al termine dei trenta giorni. Non è una scorciatoia disponibile a richiesta: si applica a situazioni di pericolo, non a una ristrutturazione programmata che si vuole anticipare.

Chi può legalmente rimuovere l’amianto

Non tutte le imprese edili possono farlo, e la differenza non è di attrezzatura.

L’impresa deve essere iscritta all’Albo Nazionale Gestori Ambientali nella categoria dedicata alle bonifiche di beni contenenti amianto, ai sensi dell’articolo 212 del D.Lgs 152/2006. Deve avere personale formato specificamente e sottoposto a sorveglianza sanitaria. Deve redigere il piano di lavoro e presentarlo, e deve conferire il materiale a un impianto autorizzato a riceverlo.

È una verifica che il committente può e dovrebbe fare prima di firmare, perché la responsabilità di aver affidato il lavoro non scompare se l’impresa non era titolata.

Perché l’eternit integro non è polvere, e perché rompere le lastre cambia tutto

Una lastra ondulata in cemento-amianto in buono stato è un materiale compatto: le fibre sono legate nella matrice cementizia e non si liberano da sole. Il rischio nasce quando la matrice si degrada (superficie sfarinata, bordi che si sbriciolano, muschio che ha aggredito il cemento) o quando la lastra viene rotta, tagliata, spazzolata o pulita con idropulitrice.

Da qui derivano due conseguenze pratiche che cambiano il modo in cui si lavora.

La rimozione si fa smontando le lastre intere, non spezzandole, e le lastre si trattano con un incapsulante prima di essere movimentate. Il confezionamento avviene in copertura, non a terra.

E la lastra non si calpesta mai. Una copertura in eternit di trent’anni non regge il peso di una persona: è la causa più frequente di caduta dall’alto in questo tipo di intervento, molto più della fibra.

Rimozione o incapsulamento

La rimozione non è l’unica strada prevista. Esistono interventi di incapsulamento e di confinamento, che lasciano il materiale in opera trattandolo o segregandolo.

Hanno però una conseguenza che va detta chiaramente: l’amianto resta lì. Restano l’obbligo di controllo periodico dello stato di conservazione e la gestione nel tempo, e resta il fatto che il problema tornerà a un proprietario futuro. Su una copertura che va comunque rifatta, l’incapsulamento è una spesa che non chiude nulla.

Su un capannone in attività, dove fermare la produzione ha un costo, la valutazione può essere diversa. È una decisione che dipende dallo stato delle lastre e da cosa si vuole fare dell’edificio, non da una preferenza generale.

Che cosa succede il giorno dopo

Rimosso il manto, l’edificio è scoperto. È il momento in cui la nuova copertura dopo la bonifica va già decisa, progettata e ordinata: i due cantieri sono uno solo, e la sequenza è quello che determina per quanti giorni il fabbricato resta senza tetto.

È anche il momento naturale per la sicurezza permanente in copertura. Su un capannone o un fabbricato agricolo che dovrà essere manutenuto negli anni, avere una linea vita già installata sulla struttura nuova significa che ogni intervento futuro parte senza dover ricostruire l’accesso.

Il caso bolognese: capannoni, fienili e annessi agricoli

Nella pianura bolognese (Castel Maggiore, Granarolo, Budrio, San Giovanni in Persiceto) la copertura in cemento-amianto è concentrata sui fabbricati produttivi e agricoli costruiti fra gli anni Sessanta e Ottanta. Sono superfici ampie, spesso su strutture leggere, e con una particolarità: la falda è visibile dall’alto e dalle strade, quindi lo stato di degrado è documentabile.

La conseguenza pratica è che questi interventi si programmano per superficie e per stagione, non per urgenza: una bonifica su mille metri quadri non si improvvisa in un fine settimana, e i trenta giorni di legge vanno usati per organizzare, non subiti.

Quando l’amianto non va rimosso

Non rimuovere lastre in buono stato senza aver deciso che cosa ci va sopra. Un edificio scoperto in attesa di un preventivo è un danno che si aggiunge.

Non farlo rimuovere da chi non è iscritto all’Albo, per quanto convenga.

Non far pulire, spazzolare o idropulire una copertura sospetta prima dell’analisi: è il modo più efficace per liberare le fibre di un materiale che finché resta compatto non le libera.

E non partire dal preventivo del tetto nuovo. Si parte dall’analisi: senza sapere che cosa c’è sotto, ogni numero successivo è provvisorio.

Che cosa serve per un sopralluogo

Servono la superficie approssimativa della copertura, l’anno indicativo di costruzione, lo stato visibile delle lastre (integre, sfarinate, con muschio, rotte) l’uso dell’edificio e se c’è la possibilità di fermarne l’attività. Servono anche due foto della falda: sullo stato di conservazione dicono più di qualsiasi descrizione.

Il dettaglio, in sezione
Confronto fra due sezioni di una copertura industriale in lastre ondulate di cemento-amianto: a sinistra una passerella scarica il peso sugli arcarecci senza toccare le lastre, a destra il peso appoggia sulla lastra fra due arcarecci e la lastra si rompe.

La causa più frequente di infortunio su una copertura in eternit non è la fibra: è la lastra che cede sotto il peso.

Che cosa comprende l'intervento

Verifica del materiale

L'aspetto non basta: esistono lastre in fibrocemento senza amianto identiche a vederle. La certezza si ottiene con un'analisi di laboratorio su campione.

Piano di lavoro e trenta giorni

Il piano di lavoro previsto dall'articolo 256 del D.Lgs 81/2008 va trasmesso all'AUSL almeno trenta giorni prima dell'inizio dei lavori. È un termine di legge.

Rimozione a lastre intere

Le lastre si trattano con incapsulante, si smontano intere e si confezionano in copertura. Non si rompono per farle stare nel cassone, e non si calpestano mai.

Trasporto, conferimento e documentazione

Il materiale va a un impianto autorizzato e il ciclo si chiude con la documentazione del conferimento, che resta al proprietario.

Domande frequenti

Come faccio a sapere se il mio tetto è in amianto?

Le lastre ondulate grigie posate fra gli anni Cinquanta e il 1992 sono il caso tipico, ma l'aspetto da solo non basta: esistono lastre in fibrocemento senza amianto che sembrano identiche. La certezza si ottiene solo con un'analisi di laboratorio su campione, prelevato da chi è attrezzato per farlo senza disperdere fibre.

Posso rimuovere io le lastre del mio capannone?

No. La rimozione è riservata a imprese iscritte all'Albo Nazionale Gestori Ambientali nella categoria dedicata alle bonifiche di amianto, con personale formato e sorveglianza sanitaria. Rompere le lastre per farle stare nel cassone è il modo in cui l'amianto diventa pericoloso davvero, ed è anche il modo in cui si trasforma un lavoro in un illecito.

Che documenti mi restano dopo la bonifica?

Restano al committente la documentazione che attesta il conferimento a impianto autorizzato e i formulari del trasporto. Sono i documenti che dimostrano dove sono finite le lastre, e vanno conservati: sono quello che si esibisce in caso di controllo o al momento di vendere l'immobile.

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